La blockchain volano di digitalizzazione per il made in Italy (ma fatica ancora)

La blockchain volano di digitalizzazione per il made in Italy (ma fatica ancora)

Quel che è certo è che non crea clienti e non genera fatturato, almeno nell’immediato. Ed è forse anche per questo che la blockchain fatica ancora oggi a fare breccia nelle imprese, soprattutto quelle medie e piccole per le quali potrebbe rappresentare un tassello cruciale sulla strada della digitalizzazione, soprattutto se integrata con altre tecnologie come il cloud e l’intelligenza artificiale.

«Ha un impatto dirompente nell’abbattimento dei costi delle transazioni e nella protezione delle filiere industriali, non solo per i servizi finanziari, grazie a un registro condiviso tra tutti gli attori sicuro e immodificabile e alla programmabilità mediante gli smart contract che danno vita a un sistema di intelligenza distribuita che crea valore solo in maniera indiretta». Così sintetizza Massimo Chiriatti, Cto Blockchain Digital currencies di Ibm Italia e uno dei massimi esperti italiani della tecnologia, che ha coordinato il gruppo di lavoro di Anitec-Assinform sul tema. Il risultato è stato un white paper che mira a sensibilizzare le aziende sul contributo che la blockchain può fornire allo sviluppo dell’economia italiana.

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A oggi, come ha ribadito Valeria Portale dell’Osservatorio Innovative Payments del Politecnico di Milano, siamo ancora fermi a investimenti limitati a 26 milioni di euro nel 2020, sia pur con una crescita a doppia cifra (+18%), che dovrebbe proseguire attorno al 20% anche nei prossimi anni. Ma si registra un notevole fermento: «La tecnologia è frenata dalla complessità e dai tempi lunghi richiesti, ma la potenzialità è elevata, tanto più che per un a volta l’Italia non è l’ultima ruota del carro ma, al contrario, ha competenze da valorizzare, come dimostra il progetto Spunta in ambito bancario».

Il progetto Spunta interbancaria per la riconciliazione dei conti reciproci è nato nell’ambito dell’Abilab su iniziativa delle banche italiane e ora è stato esportato in Europa con l’adesione di un centinaio di istituti: «Ora si sta lavorando per applicare la stessa logica ad altri use case, anche destinati all’utente finale – sottolinea Demetrio Migliorati, head of innovation di Banca Mediolanum -: quello che speriamo è che quel progetto possa funzionare da modello anche per altri settori, mettendo insieme le aziende concorrenti a lavorare in una logica di ecosistema su un’infrastruttura che possa portare benefici per tutti in un ambito pre-competitivo».

Gli use case della blockchain illustrati nel documento sono ben dodici, la maggior parte dei quali in settori cruciali per l’economia italiana, come l’agroalimentare, la moda, l’automotive, il turismo e la cultura, i servizi satellitari e l’energia.